Cos'è l'arte

(scambio chat con Roberto Massari

(V. Massari)
Sono molte le definizioni.
Quella più banale è quella che la definisce come "una creazione artistica". che "comporta una funzione primariamente estetica".
 Diceva invece Kant che "non c'è una scienza dell'arte ma solo una critica di essa".
 In quest'ottica si è cercato storicamente  in tutti i modi di esprimere delle regole che possano determinare il valore, non solo economico, di un'opera d'arte.
 Senza riuscirci.

 Certo, esistono alcuni parametri  imprescindibili, come la tecnica adottata, la difficoltà di realizzazione, il consenso di pubblico, la capacità di generare emozioni.
 Ma c'è sempre un quid di inespresso, che riguarda le mode, l'originalità,  il contesto ambientale, il periodo storico, il livello culturale e sociale dell'ossevatore.
Ed anche la notorietà dell'artista.

 Ma, alla fine, si è tentati dal dire, in maniera molto semplicistica, che un quadro è un opera d'arte se piace.

(R. Massari)
" Quest'ultima definizione “un’opera è arte se piace”)merita d'essere approfondita in quanto suscettibile di generare equivoci, per due ordini ragioni: 
1) possono piacere esteticamente tante cose (un jeans, un’auto, un berretto...) senza che siano opera d’arte;
2) di fronte ad opere d’avanguardia (laddove v'è anche l’orrido, il disgustoso, la mera stravaganza), ci sono i sinceri, i quali le rigettano, o umilmente dichiarano ignoranza e di non capire, e ci sono tantissimi che apprezzano solo per apparire “trendy”, e ne individuano l’artisticità proprio nel fatto che “piace”, “suscita emozioni”.
Comunque, i teorici dell’arte, si sono esercitati per un secolo ad individuare il denominatore comune di un’opera d’arte, ma non ci sono riusciti perché ogni volta che venivano individuati determinati limiti in grado di dare risposta alla domanda “cos’è l’arte?”, l’arte stessa mostrava un capacità proteiforme che le consentiva di modificarsi, sfuggendo ai limiti precedentemente determinati e costringendo i teorici ad un incessante adattamento alla nuova situazione, fino alla proposta di desistenza di Waburton. Mi colpisce, in tutto questo, l’atteggiarsi acritico dei teorici dell’arte, i quali si sono passivamente adattati ad ogni modificazione dei modi espressivi dell’arte, senza chiedersi quale sia la causa dell’incessante cambiamento. Può, questo fenomeno (che consente di accogliere come arte ogni incredibile stravaganza), trovare fondamento nel sospetto che, oggi, la competenza decisionale (su cosa sia “arte” e, per proprietà transitiva, chi siano denominabili come artisti) sia stata requisita all’interno della protervia mercatistica che tutto riduce a merce e che, vieppiù, tale merce debba configurarsi a propria immagine e somiglianza? Se il sospetto può avere qualche fondamento, allora bisognerebbe ricostruire il modo di produzione dell’arte prima e dopo la rivoluzione industriale e, probabilmente, si scopriranno strette analogie con i modi di produzione delle merci nel corso di quella transizione (merci prodotte artigianalmente dietro commissione e merci prodotte industrialmente a prescindere da specifiche commissioni e da piazzare sui mercati a prescindere). Così come, si scopriranno, strette analogie tra l’ossessivo innovazionismo delle comuni merci prodotte dalla società tecnologicamente avanzata, e l’ossessivo innovazionismo della produzione artistica. O, ancora, l’analogia tra la finalità produttiva delle merci (non più orientata dalla soddisfazione dei bisogni essenziali, ma da quelli indotti ed in quanto tali inessenziali), e la finalità della produzione artistica (non più orientata  dai bisogni dello spirito, ma da quelli indotti, ed in quanto tali inessenziali, della soddisfazione di effimere ragioni). Concludo con la constatazione che, in fondo, lo sconforto dei teorici dell’arte, al cospetto di un fenomeno sfuggente ad ogni inquadramento teoretico, non sarà mai superato fino a che la critica del fenomeno non trascenderà i suoi limiti investendo per intero la società tecnologica avanzata che detta le logiche al manifestarsi del fenomeno medesimo. Ma la critica d’arte è un tutt’uno con il sistema all’interno del quale agisce, per cui non può esserci speranza di ribellione".





Banana di Cattelan

Opera di Serge Marshenniekov